La conferma del giovane pilota Ferrari Antonio Giovinazzi alla guida della Sauber anche nel prossimo GP di Cina ha aperto il fianco a polemiche e dubbi. Vi dico la mia a riguardo.

Nei giorni scorsi è arrivata la notizia che Antonio Giovinazzi, terzo pilota della Scuderia Ferrari, avrebbe corso per il Team Sauber F1 anche il GP di Cina e forse il GP del Bahrain quale sostituto dell’infortunato Wehrlein. Questa notizia ha scatenato subito due fronti opposti: da un lato chi accoglieva con gioia la conferma dell’italiano al via di (forse) altri due GP e chi invece criticava questa scelta in quanto limitativa delle possibilità di guidare la SF70H nel proseguo della stagione. Personalmente faccio parte della prima corrente di pensiero perché ritengo che un pilota per crescere abbia bisogno di correre e non di fare solo il tester, sopratutto in un epoca dove i veri test in pista sono ridotti al lumicino. Giovinazzi ha fatto un ottimo debutto a Melburne, con pochissimi km sulla spalle alla guida della Sauber, dimostrando velocità (non vi erano dubbi) e intelligenza. Ora si aprono due (incluso l’eventuale GP del Bahrain) ulteriori possibilità per lui e sono certo che le sfrutterà al cento per cento migliorando il feeling con la macchina e portandola davanti a quella del compagno di squadra. Cosa sarà di lui dopo questo bis/tris di GP non lo si può sapere, anche se è indubbio che le eventuali sue buone performance saranno comunque a lui utili a “farsi un nome” nel Circus. Ad inizio stagione quasi tutti si lamentarono del fatto che inserirlo come terzo pilota in Ferrari e non farlo realmente correre era come bloccargli la carriera mentre oggi si rivendica il ruolo di tester Ferrari, in luogo di quello di pilota Sauber, come se fosse una svolta epocale per la sua carriera. Personalmente penso che né gli eventuali 3 GP né tantomeno i pochi test sulla SF70H saranno o sarebbero una svolta per la sua carriera che procederà in F1 solo a condizione che lui si confermi veloce, che sia politicamente gradito e che dimostri sopratutto di piacere agli sponsor, sempre più soggetti fondamentali per le scelte effettuate dai Team in merito ai piloti ufficiali. Io quindi, nel dubbio, tifo per Antonio perché l’Italia ha bisogno di rivedere un pilota tricolore in griglia, perché i nostri piloti hanno bisogno di rivedere uno spiraglio professionale (non a pagamento) in F1 e perché la sua presenza fissa in F1 farebbe bene anche alla nostra Federazione che potrebbe così avere l’occasione (indiretta) per capire che sui giovani occorre investire. Sul serio. In bocca al lupo Antonio.

 

firma-paolo-necchi-motormedia-prs-media Meglio tester o pilota? Per me non ci sono dubbi. Editoriale di Paolo Necchi News