Uno dei più storici e blasonati Saloni dell’Auto di Parigi è oramai alle porte. Quasi 50 novità per una kermesse che non perde mai il suo appeal. Anche se…

Ha quasi 120 anni ma non li dimostra. Il Salone dell’Auto di Parigi è infatti nato nel lontano 1898, per mano di uno dei pionieri del settore Jules Albert De Dion. A lui infatti si deve la prima edizione della kermesse parigina che ancora oggi, dopo più di un secolo, è uno capitello del storia dell’auto a livello mondiale. Organizzato dal 1977 con cadenza biennale (prima era annuale, ndr), il Salone dell’Auto di Parigi si appresta tra poche ore ad aprire i suoi battenti e a mettere in mostra quasi 50 “premiere” presentate da tutti i principali costruttori. Ce ne sarà per tutti i gusti: da LaFerrari Aperta al restyling della Panda, dalla iper lussuosa Maybach alla più “classsica” Discovery. In virtù di cotanto sfarzo saranno coinvolti migliaia di giornalisti, provenienti da tutto il mondo, che daranno la massima visibilità a queste new entries spiegando ai futuri potenziali clienti le loro caratteristiche principali. Noi saremo tra quelli che cercheranno di offrire il miglior servizio in tal senso ma la cosa che ora più mi preme è fare un analisi del mercato e ancora di più capire se queste “vetrine” hanno lo stesso appeal e la stessa funzione che avevano una volta. Iniziamo dal primo punto. Negli States il mercato paga pegno e i suoi principali players, Ford in primis, risentono della contrazione del mercato in modo abbastanza netto. Sicuramente le imminenti elezioni Presidenziali stanno giocando un ruolo importante nelle decisioni future degli statunitensi, ma l’impressione che il mercato sia saturo e che la domanda oggi sia in stallo rispetto ad un’offerta sempre più ampia è più che evidente. Nel Far East, Cina in primis, il mercato decolla con aliquote importanti anche grazie ad alcune azioni governative volte a favorire l’attività retail delle concessionarie. Le politiche interne di governo sono sicuramente uno dei fondamenti dell’economia e il focus governativo su queste attività è sicuramente il punto focale del conseguente successo. Nel vecchio continente la situazione è sicuramente positiva rispetto al passato con il mercato italiano che fa segnare spesso incrementi superiori ai TOP 5 europei. Pagano dazio Inghilterra e la stessa Francia con segnali poco evidenti di ripresa mentre navigano in brutte acque Grecia, Bulgaria, Romania, Norvegia e Svizzera le quali, a dire il vero, non hanno oggettivamente un peso specifico rilevante sul mercato globale. Quale lettura dare a questi dati.

Beh, pur non pensando assolutamente di essere un super esperto di mercato, penso che alcune considerazioni si passano fare:

  1. il mercato, sopratutto quello italiano, ha avuto un’inversione di tendenza anche in virtù del fatto endemico che una crisi di settore non può durare in eterno e l’esigenza/volontà di acquistare nuovi veicoli non era, in realtà, mai sparita (nemmeno nei momenti più bui). Eccessiva offerta, bombardamento mediatico, sovrastima delle condizioni finanziarie e instabilità economica generale hanno sicuramente contratto le vendite che, oggi, appaiono più “libere” in virtù di un atteggiamento più propositivo delle persone verso la risoluzione dei problemi economici presenti nella propria specifica nazione. A dimostrazione di questo assunto, a mio avviso, il fatto che gli USA in attesa del nuovo Presidente abbiamo invece “congelato” momentaneamente il mercato in virtù di diverse e più imminenti priorità.
  2. L’offerta è sempre più ampia, forse anche troppo, ma è indubbio che allargare il bacino d’offerta allarga il paniere di potenziali clienti. Un’offerta più trasversale ed eterogenea genera tassativamente un potenziale indotto superiore. Semmai quello che va valutato è l’effettiva sostenibilità finanziaria di alcune politiche commerciali intraprese dalle Case Costruttrici. Molto spesso mi domando se la rincorsa ai numeri di vendite sia davvero un “asset” per il mercato o sia una sorta di boomerang che ti premia nell’immediato e poi ti punisce nel futuro.
  3. il ritorno all’auto si può anche spiegare con la reale mancanza di alternative. Il trasporto pubblico, sopratutto in italia, non decolla né a livello locale né per i trasferimenti più lunghi. Ne consegue che la gente DEVE pensare al mezzo autonomo e DEVE pensare ad un potenziale acquisto sostitutivo o integrativo.
  4. L’acquisto di una vettura, ma non solo di essa, ha sempre qualcosa di emotivo e di emozionale ed andando a toccare questa sfera molto “instabile” della psiche umana risente, nel bene o nel male, di tale fluttuante attitudine.

Passando al secondo interrogavo che ci eravamo posti all’inizio ritengo che i Saloni sono, ancora oggi, un fulcro indispensabile per il mercato dell’Auto. Sono storia, sono emozione, sono comunicazione, sono branding e sopratutto legano a doppio filo il potenziale acquirente con il potenziale acquisto, facendo sentire il primo grande protagonista nel giorno della nascita del secondo. Dico questo con estrema convinzione e con altrettanto rammarico per vivere in una nazione che ha fatto “morire” il Salone dell’Auto di Torino e ha fatto implodere un’altra icona come il Motor Show. Del primo non vi è più traccia alcuna nemmeno prospettica mentre del secondo c’è in atto l’ennesimo tentativo di rinascita. Vedremo come andranno le cose ma io un Salone tutto nostro lo vorrei eccome.

firma-paolo-necchi-motormedia-prs-media A quando un salone tutto nostro? Editoriale di Paolo Necchi