Ieri è stato ufficializzato il rinnovo del contratto con Ecclestone per il Gp di Monza. Molti hanno ovviamente accolto questa notizia con grande gioia, io invece riserbo alcuni dubbi riguardo l’effettivo buonsenso dell’accordo stesso. Vi spiego perché.

Finalmente la “querelle” tra ACI e Mr. Ecclestone, riguardo il rinnovo del contratto per il GP d’Italia a Monza, sembra essersi conclusa. I tanti tifosi italiani tirano sicuramente un sospiro di sollievo, ma personalmente mantengo ancora alcuni dubbi sull’effettiva efficacia/validità di questo accordo. La fumata bianca, di papali origini, è arrivata (al 90%) dopo mesi di incessanti ed estenuanti trattative riguardanti il futuro del Gran Premio d’Italia. Il Presidente ACI Angelo Sticchi Damiani, nella conferenza stampa di presentazione del GP 2016 svoltasi a Monza ieri, ha dichiarato che il ruolo ricoperto dal Presidente del Consiglio Renzi e dalla Regione Lombardia sono stati fondamentali per la chiusura dell’accordo, così come altrettanto rilevante è stato l’appoggio di Ecclestone, sempre propenso alla chiusura dell’accordo stesso. Il buon esito della trattativa però vedrà ACI costretta a sborsare 17 milioni di dollari in più dell’attuale accordo in chiusura, arrivando così alla cifra “monstre” di 68 milioni di dollari. A questo punto sorgono alcune considerazioni a riguardo da fare.

  1. ACI e il nostro Governo hanno/avranno realmente i fondi per poter sostenere quanto promesso a Mr. Ecclestone?

La risposta apparentemente sembra essere NO. ACI è da tempo infatti sotto l’occhio del ciclone per il numero di dipendenti eccessivo e per i conti economici tutt’altro che “verdi”. Andando un po’ indietro nel tempo nell’anno 2000, l’allora Ministro delle Liberalizzazioni Bersani, cercò senza esito, di eliminare per ben due volte l’inutile “carrozzone” del PRA (Pubblico Registro Automobilistico). Dal 1992 il PRA è divenuto infatti un perfetto doppione della Motorizzazione Civile che frutta alle casse di ACI circa 200 milioni/anno più o meno “estorti” tacitamente alla comunità automobilistica. ACI è oggi anche l’unico caso di Federazione Sportiva dipendente dal Coni che oltre a gestire per legge una funzione statale obbligatoria riscuote anche un’imposta: il bollo. Non dimentichiamoci inoltre che tutti i licenziati ACI (ex ACI CSAI) sono “costretti” da anni a pagare la tessera ACI per rinnovare la propria licenza sportiva (circa 1.8 milioni di euro incassati da ACI), andando così a riempire le casse di ACI senza che vi sia un reale nesso logico tra il servizio effettivamente richiesto e necessario all’atleta (la tessera/licenza della propria Federazione) e quanto effettivamente da lui speso (licenza + tessera ACI). Riassumendo dunque nelle casse di ACI entrano oggi, sotto forma di ricavi da imposte, circa l’80% dei suoi introiti totali. Avete capito bene??? L’80’% degli introiti ACI sono derivanti da tasse e dalla gestione di una struttura (PRA) assolutamente inutile. Senza dilungarsi sulla miriadi di società affiancate ad ACI e al numero di stipendi pagati ogni anno profumatamente, è sufficiente fare presente che negli anni passati (e non solo in passato) è risultato che su 106 associazioni locali ben 57 erano in perdita. Ma tutto questo è niente in confronto della voragine dell’ACI nazionale. Nei solo periodo dal 2010 al 2014 i bilanci di ACI nazionale avrebbero consuntivato un passivo complessivo di quasi 60-65 milioni senza la presenza in bilancio di plusvalenze annuali inserite (per puro merito contabile) per far quadrare i conti e derivanti da vendite di immobili a società comunque ad ACI legate (vedi Progei). Malgrado questi numeri imbarazzanti, la spending review non ha però praticamente toccato ACI e il “cavaliere” del Patto di Stabilità Matteo Renzi ora si è detto disposto ad aprire il portafoglio consentendo ad ACI di spendere. A dimostrazione del trattamento di favore che ACI ha sempre ricevuto dal Governo (non solo attuale) c’è l’episodio accaduto il 21 marzo del 2013, quando al governo c’era il “tecnico” Mario Monti: l’illuminato Professore della Bocconi pensò infatti bene di fare un decreto ministeriale (i decreti si fanno solo per questioni urgenti) attraverso il quale si aumentavano le tariffe dovute all’ACI per la tenuta del PRA, il tutto ovviamente alla faccia dei soliti contribuenti/automobilisti. Ad oggi, a parte la sponsorizzazione 2016 di Heineken, non si conoscono futuri sponsor interessati all’evento, l’afflusso di pubblico (per il caro prezzi) non è di sicuro sufficiente a coprire una tale costo e l’Autodromo di Monza non è di sicuro (da tempo) una delle strutture meglio gestite del panorama nazionale. Persino il Ministro Del Rio voleva eliminare il PRA ma l’ACI senza il PRA sarebbe praticamente una scatola vuota e dato che il contributo di ACI era una delle garanzie “formali” per la sottoscrizione dell’accordo economico per il GP di Monza, salvando il PRA e gli introiti che ne derivano per ACI quest’ultimo potrà (sempre a mio avviso virtualmente) sostenere la l’accordo con Ecclestone. In buona sostanza però saranno sempre gli automobilisti a pagarsi il GP (non nel senso di biglietto di ingresso) sorbendosi il costo del PRA per almeno altrettanti anni quanti sono quelli previsti dal rinnovo contrattuale con Ecclestone. In tutto questo però entra in gioco anche la Regione Lombardia, per mano del suo Presidente Maroni (quello a cui Ecclestone aveva negato il pass per il GP), che ha garantito 70 milioni di euro in 10 anni da utilizzare per la riqualifica del Parco e dell’Autodromo stesso. Staremo a vedere se dunque questo costo che ci si è impegnati a sostenere con Mr Ecclestone sarà davvero un’investimento corretto o l’ennesima spesa inutile e non effettivamente sostenibile. Attediamo, ovviamente, fiduciosi.

2) Basterà il GP di Monza per risollevare le sorti dell’Autodromo?

Anche in questo caso la risposta è assolutamente NO. Il GP è indubbiamente una fonte economica molto rilevante ma i suoi costi di struttura sono anch’essi altrettanto rilevanti. Nel tempo il calendario del nostro amato autodromo brianzolo ha perso tutto quanto si poteva perdere. Mondiale SBK, ETCC-WTCC, ELMS tra i primi. Questa “moria delle vacche” ha fatto si che le sue casse (quelle della SIAS) siano andate sempre più a svuotarsi e la gestione scellerata dei suoi manager non ha fatto altro che acuirne il problema. Non a caso è stato chiesto un prestito bancario di 3 milioni di euro per far fronte ai debiti più urgenti (F1 in primis). Ad oggi ACI Milano (per voce del suo Presidente Capelli) dichiara di avere trattative aperte con manifestazione motoristiche internazionali (WEC etc..), ma quello che è certo che l’intero impianto è oramai obsoleto e per rimetterlo in sesto e in linea con la  concorrenza servono milioni di euro (vedi Red Bull Ring) che non si capisce dove verranno eventualmente presi.

3) Non sarebbe stato meglio destinare almeno una parte di questi soldi a creare finalmente una filiera utile a riportare un pilota italiano in F1?

La risposta a mio avviso è assolutamente SI. Il Team ACI Italia è sicuramente un’iniziativa lodevole che qualche frutto lo sta portando, ma se di piloti italiani in F1 o nel WRC (non WRC3) non se ne vede nemmeno l’ombra in prospettiva futura qualche domanda sarà il caso di porsela. Abbiamo piloti forti in GP2 e GP3 che sono serie “adiacenti” alla Formula 1, ma per ora di contratti (non strapagati e siglati dagli stessi piloti) non se ne vedono all’orizzonte. Con una piccolissima parte dei soldi destinati al GP di Monza si poteva forse investire su qualche pilota italiano di talento (Giovinazzi??) e far si che l’italia, patria del motorsport, potesse tornare a gioire quanto prima per un suo portacolori nella massima serie alla guida di una vettura di livello. Se teniamo poi conto che a Monza il tifo per i propri colori è più evidente che in qualsiasi altro GP, probabilmente la presenza di un pilota italiano in pista nel GP di casa andrebbe ulteriormente ad alzare il livello del volano economico indotto dal GP stesso, sponsor inclusi.

Mi scuso per essermi dilungato sulla faccenda esternando le mie opinioni, come sempre opinabili, ma secondo me l’argomento lo meritava. A proposito. Nel week end evitiamo di fischiare Verstappen o i piloti Mercedes facendo l’ennesima magra figura davanti a milioni di telespettatori. Tifiamo per i nostri colori e i piloti che più amiamo, auspicando di assistere in un GP corretto e vivace dove vince chi va effettivamente più forte, anche se qualcuno ti chiude la strada in rettilineo. Buon GP a tutti.

firma-paolo-necchi-motormedia-prs-media Questo GP s'ha da fare? Editoriale di Paolo Necchi