Dopo i “fattacci” di Spa il pilota olandese Max Verstappen della Red Bull Racing ha scatenato nel paddock e sui social le ire di mezzo mondo. Io la penso diversamente e vi spiego perché.

E’ risaputo ai più che non sono mai stato un grande fan della Formula 1, sopratutto dopo la morte del mito assoluto Ayrton Senna. Non mi soffermerò nemmeno sugli episodi di Spa che hanno visto coinvolto Max Verstappen sui quali si è già parlato, a mio avviso, anche troppo. La categoria più popolare del motorsport mondiale (la F1) affascina tutti, in primis i piloti che sono disposti a sacrifici immani (sopratutto economici) pur di poterne farne parte. I piloti sono, da sempre, il cuore delle competizioni e alla guida dei loro bolidi accendono la passione (anche estremamente di parte) di milioni di tifosi nel mondo. Proprio per la loro stessa indole, i “gladiatori” delle piste hanno un’egocentrismo molto spiccato che li rende molto spesso esaltati e/o criticati da chi li osserva con spirito critico non sempre prettamente obiettivo. L’automobilismo è uno sport di squadra direbbe qualcuno ma l’individualismo che sprizza da tutti i pori del pilota spesso ne oscura il reale concetto quasi “decubertiano”: se si esclude infatti la Ferrari, nel mondo sono quasi inesistenti i tifosi dei team di F1 mentre praticamente tutti si schierano per questo o quel pilota. Da tempo ci si lamenta molto della noiosità di molti GP e del fatto che i piloti sono diventati degli automi che devono solo schiacciare miriadi di bottoni sul volante e rispondere a domande pre-confezionate, affiancati dall’addetto stampa di turno a fare da “avvoltoio”. L’arrivo di un personaggio “scomodo” come Max Verstappen ha messo dunque sicuramente molto pepe in un paddock che, se non fosse per l’accesa rivalità Rosberg-Hamilton, sarebbe in letargo da molto tempo. Al debutto in F1 di Verstappen si alzò subito una gran polemica sulla sua giovane età dimenticandosi (forse) che aveva sì solo 17 anni ma che aveva sulle spalle ben 9 anni di attività agonistica nei campionati karting. In questa disciplina, da tutti e da sempre riconosciuta come la palestra dei veri campioni, Max ha ottenuto sempre tantissimi successi. Nel 2010 (soli 13 anni!!) aveva già un contratto da pilota ufficiale CRG e aveva vinto, al debutto, la WSK Euro Series, la WSK World Series e si era piazzato secondo nella KF3 World Cup. Nel 2011 vinse di nuovo la WSK Euroseries, la WSK Super Master Series e la Winter Cup. Nel 2012 vinse il campionato europeo KF e KZ vincendo poi, l’anno successivo, il titolo iridato della KZ a soli 15 anni (l’età media dei piloti di questa categoria è molto superiore di media). Nel 2014, alla sua prima stagione, nella serie FIA European F3 ha chiuso terzo dietro a Ocon e Blomqvist, facendo siglare 7 pole position, 7 giri veloci in gara, vincendo il Master di Zandvoort e facendo segnare la pole a Macao. Penso che con un curriculum del genere sia davvero difficile, se non addirittura assurdo, confutare l’opportunità di farlo correre con una vettura di F1 dato che in F1 ci ha corso, ad oggi, molta gente che non ha mai vinto nemmeno la metà di quanto lui aveva già vinto a soli 16 anni. La F1 dovrebbe essere un bacino per piloti SOLO come Verstappen e non rappresentato per il 70% dello schieramento da anni da bonificatori incalliti.Detto questo il problema di Verstappen non è di sicuro la sua velocità ma il suo comportamento, spesso sprezzate e irriverente. A Spa (e non solo) ha dimostrato di non temere il confronto e di essere disposto facilmente a sorpassare il limite fisico/logico della competizione corretta in pista (basti pensare al sorpasso su Nasr all’esterno di Blanchimont premiato l’anno scorso dalla FIA come il miglior sorpasso dell’anno). Questa tendenza non è però un copyright dell’olandese come si vuol far passare in questi giorni ma è insita in tutti i veri talenti che hanno in mente solo e unicamente la vittoria. Il “moccioso”, come è stato definito dai più, in realtà sa di essere un campione e vuole ottenere il massimo risultato e questa è, a mio modesto parere, esattamente la giusta mentalità che deve avere un campione con la C maiuscola. Ho letto commenti tipo “fa manovre come se fosse in F3” ma a me non sembra che compiere una scorrettezza in F3 debba valere meno di una commessa in F1. Una scorrettezza (se esiste davvero) è tale sempre e comunque e se l’anno scorso (Verstappen era già in F1) a Monza è stata interrotta dalla Direzione Gara una gara di FIA F3 per le scorrettezze commesse in pista da molti piloti, significa che il problema del comportamento non è circoscritto a Verstappen & Co. ma all’intera filiera delle monoposto che li proietta in F1. Criticare Verstappen per l’incidente in partenza di Spa è davvero ridicolo perché ha fatto quello che qualsiasi pilota con le “palle” farebbe in un GP, sopratutto davanti al suo pubblico (vi ricordate quando Alonso sparò nella ghiaia al curvone di Monza Vettel o quando Schumi strinse contro il muretto box Barrichello a Budapest???). La sua difesa della posizione su Vettel e Raikkonen è stata invece sicuramente molto dura e pericolosa e a mio avviso la FIA avrebbe dovuto penalizzarlo, proprio per far sì che tutti capiscano che le regole sono regole e non vengono applicate in modo discrezionale. Riguardo i pesi e le misure differenti usate dalla FIA direi che c’è quasi da sorridere sull’argomento. La FIA ha taciuto, ad esempio, sulle morti di Senna e Bianchi scaricando incredibilmente e scandalosamente la colpa sugli stessi piloti, per cui non ci si può meravigliare, ma semmai solo indignare, se i provvedimenti vengono spesso presi random e non con un criterio definito comune. Per chi ha corso in macchina questa è una favola vecchia come il mondo. Moltissimi Direttori di Gara o Commissari Sportivi (nazionali ed internazionali) commettono errori gravi o sviste nelle valutazioni delle manovre dei piloti in pista applicando le regole in modo spesso iniquo o non coerente. Detto questo io sto con Max per la grinta dimostrata in pista e per il talento innato. Prendersela con quelli molto forti (vedi Marquez nella Moto GP) è diventato sport nazionale ma la verità è che si deve tenere sempre in considerazione che prima o poi qualcuno che te le suona arriva. Capita sempre e a tutti. Bisogna farsene una ragione e ricordarsi che la F1 senza i piloti con la P maiuscola come Verstappen rimane solo un carrozzone gestito da Costruttori e Sponsor (con il benestare di Mr. Bernie) tenuto in piedi per puro business dove l’essenza dello sport conta come il due di picche. Alla prossima.

firma-paolo-necchi-motormedia-prs-media L'imputato Verstappen si alzi in piedi. Editoriale di Paolo Necchi