La Brexit miete le prime vittime? Opel fa scattare la cassa integrazione.

Situazione complessa per il marchio tedesco che paga a caro prezzo la Brexit in UK.

Opel paga dazio per il Brexit nelle vendite in territorio UK.

I risvolti sul mondo automotive de la Brexit erano, ad oggi, solo teorici o da verificare. Dalla Opel arrivano invece i primi veri segnali negativi con la cassa integrazione nei propri stabilimenti.

La Brexit comincia a dare i primi influssi negativi anche nel settore automotive: Opel è linfatt la prima casa automobilistica ad accusare l’influsso negativo della decisione di uscire dall’Unione Europea da parte del Regno Unito sancita dal referendum dello scorso giugno. A riferirlo è l’agenzia tedesca Dpa, secondo la quale in casa Opel (non ci sono comunicazioni ufficiali a riguardo, ndr) dovrebbe scattare la cassa integrazione nei propri stabilimenti di Russelsheim e Eisenach già nel corso dei prossimi mesi. La decisione di ridurre l’orario di lavoro è scaturita dalla diminuzione delle vendite di Insignia e Corsa, i due modelli più venduti nel Regno Unito. Stando poi a quanto dichiarato dalla testata teutonica Der Spiegel, la cassa integrazione dovrebbe avere la durata complessiva di 28 giorni. La cassa integrazione potrebbe non essere l’unica conseguenza della Brexit per Opel: se infatti la sterlina rimanesse ai valori attuali, è molto probabile che l’importazione dei componenti dall’Ue per la produzione di Vauxhall nel Regno Unito accuserebbe effetti valutari negativi aumentando il costo di produzione dei modelli stessi con conseguente riduzione dei risultati finanziari finali. A conferma di questa ipotesi già alla presentazione dei risultati del primo semestre 2016, il CEO di Opel, Karl-Thomas Neumann, aveva quantificato le possibili perdite dovute alla Brexit a 400 milioni di dollari entro la fine dell’anno.