La Brexit ha creato allarme nel settore automotive. La Brexit potrebbe essere la “Caporetto” di molti Costruttori. La Brexit è stata una scelta folle frutto dell’ignoranza. Queste sono alcune opinioni che si sentono post referendum. Vi dico la mia opinione a Brexit e al futuro dell’auto.

A pochi giorni del risultato “shock” del referendum popolare inglese che ha visto il 52% degli inglesi votare a favore dell’uscita della Gran Bretagna (GB) dalla UE proviamo a fare una veloce analisi su come questo evento potrà influenzare il mercato dell’auto. L’intera (o quasi) industria automobilistica aveva indicato questa ipotesi come funesta e dunque ora quello che sembrava un semplice spauracchio diventa una realtà con la quale confrontarsi. Per prima cosa occorre tenere conto che le case che potrebbero subire maggior impatto da questa decisione saranno quelle che producono nel Regno Unito e secondariamente c’è da tenere conto che si trattava (e si tratta tutt’ora) del secondo mercato più importante dell’UE. A ridosso del referendum il settore automotive britannico si è espresso in maniera chiara attraverso la SMMT (Society of Motor Manufacturers and Traders): per il 77% dei membri, solo l’Europa avrebbe potuto garantire e sostenere il business automotive e molti costruttori si erano espressi chiaramente a favore del “remain”.

Quasi l’80% delle automobili prodotte nel Regno Unito (nel 2015 circa 1,6 milioni) viene esportato all’estero e quasi il 60% finisce in Europa, per un giro d’affari pari a circa 30 miliardi di euro. Nessuno ovviamente sa oggi ma sembra scontato che i rischi siano legati a tagli sul lavoro (disoccupazione), alla tassazione e alla svalutazione degli investimenti fatti da costruttori esteri sul suolo del Regno Unito. I primi “colpi” si son avuti in Borsa dove, subito dopo l’annuncio dei risultati del referendum, i titoli sono crollati: FCA, Renault, Peugeot, Daimler, BMW e VW e altri hanno fatto registrare dei pesanti segni meno. Il futuro, al momento, è molto incerto anche perchè c’è la situazione “bollente” che vede coinvolte Irlanda e Scozia e sopratutto ci potrebbe essere un “effetto domino” anche di altre nazioni che potrebbero seguire l’esempio inglese e allontanarsi dalla UE.

Personalmente, da non economista quale sono, ritengo la scelta inglese una scelta democratica voluta dal popolo. Tale principio, ormai sconosciuto al popolo italiano che vive di governi mai eletti oramai dal lontano 2011, è uno dei cardini di uno stato civile e in quanto tale deve essere comunque rispettato. Sulle ripercussioni negative che tale situazioni potrà creare le mie considerazioni sono:

  1. Nulla è mai perfetto o non incline ad avere conseguenze negative. E’ indubbio che la UE, così come è stata concepita, è un meccanismo perverso controllato da pochi eletti e che ha eluso il concetto di sovranità dei paesi.
  2. eventuali “ritorsioni” contro il Regno Unito da parte della UE le vedo meno probabili e sopratutto poco proficue alla lunga, in quanto stiamo parlando di un paese che comunque già non utilizzava la moneta unica e che è troppo “pesante” politicamente per essere osteggiato.
  3. L’Europa è oggi un continente devastato da una Parlamento di NON ELETTI (parlo dei suo Capi di Governo) comandata dalla tanto osannata Germania che oggi ha la sua Banca principale, la Deutsche Bank, in rosso di 6,8 miliardi quest’anno. La GB ha il più grande polo finanziario del mondo (sede di tutti gli scambi dollaro-euro avvengono), ha il petrolio (fondamentale per il settore automotive) e ha contatti privilegiati con un mercato globale. La GB compra dall’Europa molto più di quanto l’Europa compra dalla GB (in termini di mercato complessivo) per cui a perderci da un’eventuale “embargo” sarebbe l’UE. La GB, grazie al loro polo finanziario della City esporta il 10% del PIL inglese, con il solo l’1,1% che finisce nell’UE.

Quelle indicate al punto 3 mi sembrano buone motivazioni per pensare che la GB non ne uscirà poi male da questa “uscita” e l’ulteriore dimostrazione arriva dal famoso Black Monday nel 1987. All’epoca le Borse di Australia,Hong Kong, USA, Gran Bretagna e Canada, crollarono dal 47% al 22,5% (!!!), ovvero fecero il più grande “down” della Storia moderna. Malgrado questo default dopo un paio di anni tutto era tornato come prima e oggi tutte quelle nazioni sono VIVE e VEGETE e anzi rappresentano un riferimento per molti Paesi e molti mercati.

 

Senza dunque banalizzare un argomento molto scottante, complesso e di cui NESSUNO (tanto meno in sottoscritto) ad oggi conosce davvero il seguito, penso che la scelta della GB vada condivisa minimo quale scelta democraticamente espressa. Il resto si vedrà…

firma-paolo-necchi-motormedia-prs-media Brexit... e il mercato dell'auto trema? Editoriale di Paolo Necchi