Emmanuel Collard è il pilota iscritto all’edizione 2016 della 24h di Le Mans con all’attivo più partecipazioni (22). Ancora lontano dal record assoluto detenuto dal francese Pescarolo con 33 start alla 24h, Collard sarà al via di questa edizione alla guida di una Ferrari F458 Italia del Team AF Corse in coppia con Perrodo e Aguas (LM-GTE Am).

MM: Raccontaci la tua prima partecipazione a Le Mans come pilota.

EC: Ho corso la 24h per la prima volta nel 1995 con la Porsche RSR GT1 del Team Larbre Compétition in equipaggio con Stéphane Ortelli e Dominique Dupuy. La mia prima sorpresa fu scoprire il circuito. Era una cosa da matti con i lunghissimi rettilinei e delle velocità sèaventose. Ovviamente poi mi ci abituai. Un altro elemento tipico di Le Mans sono i cambi di meteo. Puoi trovare, ad esempio, bagnato ad Arnage e asciutto a Tertre Rouge. Questa è sicuramente una cosa che usualmente non capita nei circuiti normali.

MM: Il tuo più bel ricordo a Le Mans?

EC: Ce ne sono molti come la vittoria di classe GT, in LMP2 e il podio con la Pescarolo. In quell’anno, nel 2005, il podio fu agrodolce perchè avremmo potuto anche ottenere la vittoria.

MM: Il tuo più brutto ricordo?

EC: Di brutto ricordo tutte le volte che non ho finito la gara. Finire una 24h è sempre, già di per se, un grande risultato. Ci sono state delle delusioni durante il mio periodo in Toyota perchè abbiamo avuto una vettura strardinaria per due anni di seguito (la Toyota TS020). Avremmo potuto vincere per due anni di seguito senza problemi e fu dura dunque perdere avendo a disposizione una vettura così competitiva. Facemmo 4-5 simulazioni di gara da 30h prima della 24h di Le Mans ed eravamo preparati meglio di chiunque altro. Una volta arrivati a Le Mans ci siamo trovati ad affrontare problemi che non si erano mai presentati.

MM: Qual’è stato il compagno che ti è rimasto più impresso?

RC: Per fortuna ho molti amici nel paddock. Non mi apro molto con gli altri perchè sono un tipo abbastanza riservato. Ho otimi ricordi di tutti i miei compegni di squadra e non mi sento in grado di sceglierne solo uno.

MM: Il colore del tuo casco ha qualche significato particolare?

EC: In realtà è lo stesso disegno da tempi del karting. All’epoca ogni karting club aveva i suoi colori sociali e ho sempre mantenuto i colori del mie club dell’epoca. I colori reali erano blu, bianco e giallo ma per onorare la bandiera francese ho fatto cambiare il giallo in rosso.

Fonte Nikki Ehrhardt / ACO