Intervista: Romain Dumas, pilastro Porsche.

Il pilota francese è una delle colonne portanti dello squadrone Porsche.

Romain Dumas, francese due volte vincitore della 24 ore di Le Mans (2010 e 2013), ci racconta come ha vissuto le sue esperienze nelle edizioni della mitica gara endurance sinora disputate.

MM: Raccontaci della tua prima 24h di Le Mans come pilota. 

RD: La mia prima Le Mans è stata nel 2001 con una Porsche del Team Freisinger in equipaggio con Philippe Hazebrouck e Gunnar Jeannette. Penso che sia stata la mia peggiore 24h della mia vita. Mi fu confermato di dover correre solo una settimana prima dello start della gara ed incredibilmente fu frutto di un erroe dato che il Team voleva iscrivere Dumez e iscrisse, per errore, Dumas.  Pensate che non sapevano neanche chi io fossi. L’intera settimana di agra fu assurda. Gunnar Jeannette usci durante le qualifiche distruggendo completamente la vettura costringendo i meccanici ad un super lavoro per rimetterla in sesto. Feci il primo stint e dopo la prima ora ero in testa nella nostra categoria. Non avevamo contatto radio per cui dovetti aspettare il cartello per rientrare ai box. Finimmo secondo di GT e settimi assoluti. Questo è sicuramente il ricordo più assurdo di questa gara. 

MM: Cosa ci racconti invece della tua prima Le Mans da spettatore? 

RD: Sono praticamente cresciuto a Le Mans. Quando ero al college venni a vedere la gara e ricordo che dormii nelle tribune del rettilineo dei box. Al tempo stesso correre a Le Mans era un sogno poi divenuto realtà. 

MM: Quale è il tuo più bel ricordo di questa gara? 

RD: E’ stato nel 2010 con l’Audi R15+. Penso però che la più bella gara fu nel 2007 con la Pescarolo insieme a Emmanuel Collard e J ean-Christophe Bouillon. Finimmo terz e ci divertimmo un sacco. Una bellissima atmosfera perchè sapevamo di non poter vincere e dunque non avevamo grossa pressione addosso.  

MM: E il peggiore?

RD: Lo spavento più grande lo presi con l’incidente del 2011 di Rockenfeller. Sabato notte eravamo in testa con un giro di vantaggio. Ricordo solo che tutti eravamo davvero preoccupati per lui e in un’attimo la gara passo in secondo piano. Per fortuna Mike stava bene. 

MM: Quale è stato il compagno che più ti ha ispirato?

RD: Ho avuto in carriera molti compagni di team di alto livello ed è difficile parlare dei singoli. Se proprio dovessi scegliere direi Jean-Christophe Bouillon. Era davvero veloce e non ha mai ottenuto i risultati che davvero avrebbe meritato. Dopo di lui direi Timo Bernhard, Mike Rockenfeller e Stéphane Ortelli.

MM: Ha qualche significato particolare il tuo casco? 

NRD: No…nessuno. Quando iniziai a correre addirittura era solo tutto bianco. Successivamente lo colorai un pò di blu e i miei stessi genitori mi dicevano che più pensavo ad un disegno complicato e peggio sarebbe venuto. Ecco perchè alla fine l’ho sempre tenuto così semplice. Nel 2006 quand andai da Penske nell’American Le Mans Series il mio casco non si “associava” bene alla Porsche RS Spyder. Cambiai inserendo del grigio, del bianco e del rosso. Per questa gara ne indosserò uno nero e grigio.