Paolo Necchi, editore di MotorMedia, milanese, 44 anni da compiere tra pochi giorni e una vita intera dedicata alle auto. Questa intervista al “papà” di MotorMedia racconta come una passione forte può diventare una professione e come i sogni nel cassetto, alle volte, diventano realtà grazie anche ad un pizzico di follia e alcune scelte abbastanza controcorrente.

MM: Come è nata questa tua passione viscerale per le auto?

PN: In realtà ho sempre avuto la passione per i motori in genere. Arrivo da una “dinastia” legata al settore. Mio nonno aveva una concessionaria di moto a Milano, mio padre ha lavorato molti anni per Citroen e poi è stato a sua volta concessionario di auto, per cui con un “background” così come non avrei potevo non essere appassionato di motori?

MM: Quando hai pensato che la tua passione potesse diventare un mestiere?

PN: In realtà non c’è stato un momento preciso. Diciamo che nel 1995 al Motor Show di Bologna, mentre lavoravo per Citroen scorrazzando a bordo di una Saxo Cup un po’ di spettatori, decisi di presentarmi allo stand di Guida Sicura Quattroruote e mi proposi come istruttore per la loro scuola. Di lì a pochi giorni venni convocato da Duilio Truffo, loro capo istruttore all’epoca, per una selezione ed entrai così a far parte del loro staff. Da allora è iniziata la mia carriera da istruttore che è tutt’ora in essere dopo 20 anni esatti. Dopo Quattoruote, a Luglio del 2002, sono entrato nello staff del Centro Internazionale Guida Sicura di Andrea de Adamich e da allora non mi sono più mosso. Questo posso considerarlo il mio primo passo professionale nel settore.

MM: Dopo l’attività di istruttore hai affiancato però quella di giornalista…

PN: In realtà giornalista nel senso reale del termine non lo sono mai stato. Non sono iscritto all’Albo né come pubblicista né come giornalista. Ho sicuramente maturato abbondantemente i “galloni” per poterlo diventare ma le solite idiozie burocratiche italiane hanno fatto si che desistessi dopo alcuni tentativi di formalizzare il mio ruolo. Per fortuna mentalmente non vivo di “stutus quo” e mi sono sempre sentito alla pari con gli altri, anche senza avere il famoso tesserino. Ho iniziato quasi per scherzo nel lontano 1999 a fare le prime telecronache per Eurosport commentando la Nascar e proseguendo poi, con molte altre categorie, sino al 2005. Quell’esperienza è stata sicuramente molto formativa perché si commentava solo LIVE e quindi o te la cavavi o altrimenti eri bruciato. Parallelamente iniziai anche la mia consulenza esterna per Nuvolari, commentando gare, testando vetture e facendo l’inviato ai saloni. Questa è stata la mia seconda esperienza più importante della mia carriera.

MM: L’esperienza di Nuvolari TV è stata molto importante ma anche molto impegnativa e travagliata…

PN: Nell’estate del 2005 mi fu proposto di ricoprire il ruolo di Rsponsabile di Rete del canale e accettai con molto entusiasmo. E’ indubbio che se diventi Direttore di un canale della piattaforma SKY a 32 anni senza un’esperienza specifica alle spalle ti devi aspettare un periodo di duro lavoro. Quando arrivai al canale la sua notorietà era già buona, ma nei tre anni di mia permanenza in quel ruolo siamo riusciti a farlo diventare davvero il vero riferimento per tutti gli appassionati, soprattutto nell’ambito motorsport. Siamo arrivati a trasmettere più di 300 gare all’anno con importanti esclusive LIVE come la IRL (inclusa la Indy 500), la 24 ore di Le Mans e l’European Le Mans Series. Siamo stati i primi a fare l’accordo per i LIVE dei Campionati ACI Sport facendo anche degli AS LIVE per il CIR sulla base di quanto faceva Eurosport con il WRC. Eravamo anche un punto di riferimento per il settore moto con le gare della Superbike, Superstock e Supersport oltre che i campionati USA motocross ed eravamo l’unica emittente nazionale a trasmettere LIVE il Campionato del Mondo F1 di motonautica. Abbiamo strutturato progetti importanti come Riders e Drivers nei quali abbiamo dato visibilità a molti piloti (auto/moto) poi diventati professionisti (Canepa, Corti etc…). Negli anni (dal 2005 al 2008) poi il progetto è stato smembrato ed è andato a morire costringendomi a malincuore a prendere altri lidi.

MM: Dopo Nuvolari è arrivato MotorMedia. Quanto c’è stato del primo progetto nella nascita del secondo?

PN: Dal punto di vista professionale molto. Sapevo di aver dato tanto al progetto Nuvolari e di aver avuto l’opportunità di estendere molto le mie conoscenze in materia. Mi sentivo pronto per una mia iniziativa imprenditoriale e non volevo più correre il rischio di vedere il mio lavoro in fumo per colpe altrui. Sin dal primo momento MotorMedia è stato da me considerato il “mio” Nuvolari e da allora ci ho sempre messo passione e impegno per farlo performare al meglio. Dal 2009, data di inizio, ad oggi sono cambiate molte cose e l’aver affrontato questa sfida imprenditoriale in un momento storico di mercato disastroso come quello recente non ha di sicuro agevolato le cose. Sono sempre però stato uno che non si tra indietro e le sfide mi sono sempre piaciute. Con tutte le difficoltà del caso, oggi la nostra realtà è tutt’ora sul mercato, conta e ha contato su clienti di alto livello e mette sul piatto dell’offerta la stessa professionalità e passione del primo giorno.

MM: Quali sono i progetti per il futuro?

Passando gli anni si diventa sempre più concreti e meno sognatori. La mia azienda è e rimane il mio unico punto di riferimento ma ho sicuramente cambiato alcuni miei obiettivi e alcune mie valutazioni. Studiare progetti o darsi prospettive in un paese così in crisi e così poco meritocratico come il nostro è davvero difficile, ma nella mia testa ci sono ben chiari gli obiettivi da perseguire per il futuro. La nascita della nuova release del nostro nuovo portale è uno di questi. Siamo convinti di poter avere tutti gli skills per poter competere in questo ambito e poter dare dei valori aggiunti ai nostri utenti e ai nostri investitori. Stiamo puntando molto anche sulle attività social e di digital ADV e i risultati sono, ad oggi, molto positivi. Occorreva cambiare rotta e lo stiamo facendo con obiettivi ben precisi. I nostri riferimenti sono coloro che lavorano seriamente e dai quali possiamo apprendere, la miriade di “arrivisti” e finti professionisti che popolano il mercato non sono mai stati un mio riferimento e mai lo saranno nemmeno in futuro.

MM: Sembra esserci della polemica in questo commento…

PN: Non è polemica ma semplice costatazione dei fatti. Il nostro paese paga l’assoluta mancanza di professionalità di molti player. La crisi economica e ancora di più di valori ha elevato all’ennesima potenza questo problema e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Se non si tornerà a dare lavoro a chi merita e si manderanno a casa i millantatori di professioni non avremo grande futuro, in nessun settore.

MM: La passione per le corse ti ha aiutato molto e in cosa nella tua professione?

PN: La passione nel lavoro è tutto. E’ il vero motore propulsivo che non dovrebbe mancare mai. Le corse sono sempre state la mia vita e devo ringraziare chi mi ha dato la possibilità di coronare un sogno. Ho iniziato a correre senza alcun supporto, con zero budget e facendo una super gavetta e oggi posso dire di aver corso con macchine prestigiose in moltissimi circuiti a livello internazionale. Ho corso più di 160 gare, ho ottenuto importanti successi e raccolto anche grandi delusioni, ma l’agonismo mi ha maturato molto come uomo, come professionista e come sportivo. Non ho avuto l’opportunità di fare il pilota professionista ma grazie alle gare ho costruito la mia professione e da molti hanno ho la fortuna di rappresentare nel mondo marchi importanti come Alfa Romeo, Maserati e Ferrari. Mi sento realizzato e non ho rammarichi dal punto di vista sportivo. Non ho ancora deciso di smettere perché ho ancora qualche “conto in sospeso” e sono sicuro che presto verrà saldato.

MM: Oggi questa passione si è trasferita su tua figlia che ha già iniziato a correre in kart…

PN: Io lo chiamo logiche conseguenze. Sofia è cresciuta in mezzo alle auto, ha una madre appassionata e che ha fatto alcune gare e ha sempre frequentando i paddock per cui, per “osmosi”, ha preso questa passione. In questa sua prima stagione di gare sta iniziando un percorso lungo e sicuramente molto impervio. A differenza di molti genitori ho i piedi molto per terra e vorrei che lei utilizzasse l’attività agonistica come palestra di vita,senza pensare di avere un futuro in uno sport che il futuro lo concede al 90% solo ai milionari e non ai talenti. Io sono molto defilato quando lei corre perché di genitori che fanno tutt’altro di mestiere e che la domenica si improvvisano Ron Dennis ce ne sono già fin troppi. Sofia correrà sin quando ne avrà voglia e possibilità economica, impegnandosi per meritarsi dei risultati ma senza ansie da “prestazione” e senza voli pindarici che non portano assolutamente a nulla. Deciderà lei del suo futuro e se vorrà io sarò sempre al suo fianco per metterle a sua disposizione la mia esperienza maturata in questi 20 anni abbondanti di gare.

MM: Da pilota e da professionista quali sogni nel cassetto hai?

PN: I sogni sono cosa molto privata. Sognare vuol dire vivere e io mi sento più che mai vivo. Ho sicuramente in entrambe i casi dei sogni da voler realizzare ma il mio obiettivo e realizzarli e non dichiararli (ride).