Domenica scorsa il GP di Montecarlo di F1 è stato ridicolizzato dalla “non” partenza dietro alla Safety Car e oggi, a nemmeno una settimana di distanza, si piange la morte di un giovane pilota spagnolo come Salom (Moto 2) per poi decidere, in corso d’opera, di modificare il circuito per le prove e le gare dei prossimi giorni. Roba da non credere. Andiamo per ordine. Da appassionato, da addetto ai lavori, da pilota o forse da solo semplice uomo che prova a razionalizzare gli eventi, dico che gli unici soggetti che devono decidere riguardo le condizioni di sicurezza di un tracciato devono essere i piloti e nessun altro. Nessun soggetto, diverso da chi è fisicamente seduto in macchina o su di una moto in quel preciso momento, deve poter decidere della vita di uno sportivo a sua discrezione. Nei primi giri del GP dietro la Safety Car a Monaco abbiamo ascoltato più di un team radio di alcuni piloti che si chiedevano il perché la gara (quella vera) non avesse inizio. Porsi il problema della pioggia quale elemento di NON sicurezza in una campionato come il F1, con piloti professionisti e per di più mentre si corre su di un circuito come Montecarlo che è sicuro come un viaggio premio in Siria è semplicemente RIDICOLO. Quella gara doveva iniziare come un normale start perché le condizioni del circuito non erano assolutamente diverse da altre mille situazioni analoghe. La pioggia è sicuramente una condizione di grande pericolo (ancora di più per le moto, vedi incidente motociclistico del povero Antonelli in Russia) ma il motorsport è pericolo e in quanto tale deve essere contemplato come uno dei suoi elementi. Un conto è lavorare sulla sicurezza attiva e passiva delle vetture e un conto è pensare di falsare e storpiare uno sport per il rischio di non saper, ad esempio, che risposte dare ad una famiglia come quella di Bianchi che si è vista strappare il proprio figlio per una scelta scellerata della stessa Direzione Gara. Mi si potrebbe obiettare che oggi al fianco della Direzione Gara in F1 ci sono fior di ex piloti come Pirro o Kristensen a dare supporto, ma chi meglio del pilota in quel momento in vettura può conoscere le reali condizioni della pista? Quanto successo oggi a Barcellona ha ancora più dell’incredibile. L’incidente allo sfortunato Salom è stato in realtà un normalissimo incidente (scivolata) come ne sono accaduti di simili altre decine di migliaia in quello sport, ma la sfortuna ha voluto che il pilota venisse colpito dalla sua stessa moto, dopo l’impatto con le barriere. Pensare dunque di “sotterrare” il problema utilizzando l’indomani la variante della F1 (già di per sé una delle tante brutture che hanno “storpiato” i più bei autodromi al mondo) è altrettanto RIDICOLO nonché sintomatico di una “sottinteso” senso di colpa. Grazie alla presenza di ex piloti come Uncini e Capirossi nelle gare della MotoGP sono state introdotte delle specifiche tipologie di barriere atte proprio ad  attutire nel modo migliore gli eventuali urti, ma il problema vero sono le vie di fuga in asfalto che rimangono l’invenzione più insulsa mai attuata per la sicurezza. Le vie di figa devono essere di ghiaia…punto!!! Se uno rimane senza freni come rallenti una auto/moto se la via di fuga è asfaltata? Se uno rimane con il gas accelerato come rallenti una auto/moto se la via di fuga è asfaltata? Le via di fuga poi spesso vengono utilizzate dai piloti (sopratutto con le auto) per migliorare il tempo per poi passare ore nei briefing pre gara o dai commissari sportivi nel post gara/qualifica a discutere sulla mezza ruota in pista e mezza fuori dal cordolo. Ci sono piste come Misano dove si vedono durante le prove o le gare le macchine che passano per 3/4 della loro dimensione fuori dalla pista (all’interno o all’esterno)…ma che piste sono queste? Per quali piloti?. La pista deve essere un nastro d’asfalto asfaltato tra due righe con cordoli annessi e basta, il resto deve essere via di fuga da utilizzare solo per situazioni di emergenza e non per guadagnare decimi nel tempo sul giro. Torniamo dunque presto alle “vintage” via di fuga in ghiaia (ce ne sono ancora in giro per fortuna) e vedrete che nessuno si inventerà tracciati che non esistono per migliorare il proprio tempo o tentare il sorpasso della vita. Potere ai piloti dunque, sono loro che sudano in macchina e sono loro che devono decidere cosa è pericoloso e cosa no…chi sta in una stanza con i monitor davanti agli occhi si attenga a decidere solo di eventuali comportamenti scorretti in pista e non giudichi se il livello di aderenza è adeguato o meno senza aver interpellato i piloti. Ah…dimenticavo. Cari Direttori di Gara italiani imparate, prima o poi, a far partire una gara con partenza lanciata con un minimo di criterio dato che ogni volta invece che una partenza lanciata sembra di assistere all’arrivo in volata del Giro d’Italia. Un sentito pensiero allo sfortunato Salom e ai suoi famigliari, con la speranza che della sua morte non se ne parli solo due giorni a “vanvera” sui giornali che parlano di calcio per poi dimenticarselo come (quasi) tutti gli altri. RIP.

firma-paolo-necchi-motormedia-prs-media Safety Car, le "non" piste e gli incompetenti. Editoriale di Paolo Necchi