La prima volta che mi recai al Nurburgring per disputare una gara non conoscevo minimamente il tracciato e tutti mi presero per pazzo nel voler affrontare una sfida così improba senza un minimo di allenamento specifico. Si trattava,all’epoca, di una gara di 6 ore del VLN e correva l’anno 1998. Ad attendermi c’era una BMW 318 ti compact del Team Lingmann e  i miei due compagni di squadra Marcello Bertella e Tony Maniero (non il Boss del Brenta!!!). L’inizio fu ovviamente traumatico e nei primi giri mi sentivo davvero spaesato. Mi ricordo ancora quando percorsi i primi giri di pista preceduto dall’amico-pilota Pierluigi Grassetto il quale, alla guida di una BMW M3 E30 Gr.N, mi indicava dal finestrino le marce da utilizzare in ogni curva. Finimmo la gara e fui anche il più veloce del mio equipaggio, ma mi resi conto che il percorso per essere davvero veloce in quel circuito era ancora lungo. Basti pensare che dal mio primo giro assoluto al mio best lap in gara ci fu 1 minuto di differenza!!! La seconda volta che ci tornai fu proprio in occasione della 24h e ad attendermi c’era una BMW M3 E30 Gr.N (la stessa di Grassetto) e i miei tre compagni Saccomanno,Scalini e Bachiorri. Al debutto conclusi la mia prima 24h al terzo posto di classe ed ebbi la fortuna e l’onore di fare l’ultimo giro di gara in parata tra due ali di folla con il tricolore che sventolava dal finestrino (l’avevamo nascosto sotto il sedile per scaramanzia). La terza volta al Nurburgring fu in occasione di un’altra gara di 4 ore del VLN e mi ritrovai a guidare una BMW 320i (Sorg Rennsport) condivisa con i miei compagni Varini, Rossi e Romanini. Anche in quell’occasione arrivammo in fondo, ma fuori dalla zona podio a causa di una piccola toccata sotto il diluvio. L’ultima mia apparizione all’Inferno Verde invece risale al 2012 quando divisi l’abitacolo di una Ginetta G50 GT4 (Nova Race) in equipaggio con Cressoni e Nale: si poteva puntare ad un podio anche in quella occasione ma la vettura andrò distrutta in un’incidente nel corso dell’ultimo stint di guida. Di queste mie quattro apparizioni sul mitico circuito tedesco conservo dunque molti ricordi: la paura della guida di notte in mezzo ad altro 180 indemoniati, la ricerca della perfezione nel migliorare giro dopo giro il proprio crono, l’immensa cornice di pubblico festante, la pre griglia di 2 ore della 24h, l’odore di salsicce che ti entrava in macchina mentre eri alla guida e la rapidità delle pratiche burocratiche in verifica rispetto alle lungaggini tipiche di una gara italiana. In seguito ho avuto anche l’opportunità di correre la 24h di Dubai e la 25h di Spa (Fun Cup), ma nulla è come correre l Nordschelife. Quel circuito è unico e il timore reverenziale che incute non ha paragoni…nemmeno con l’altrettanto temuta Spa Francorschamps. Penso che ogni pilota dovrebbe almeno una volta correrci, consapevole però che ne uscirà sconfitto. Io la voglia di tornarci ce l’ho e sale di giorno in giorno sempre di più, per cui state “connessi” perchè penso che presto avrete una bella sorpresa in tal senso.

firma-paolo-necchi-motormedia-prs-media Io e il Nurburgring: amore a prima vista. Editoriale di Paolo Necchi