Un nome un mito: Alfa Romeo Giulietta. Una storia lunga quasi 60 anni che ha accompagnato decine di migliaia di appassionati del marchio Alfa Romeo nel corso di varie generazioni. Sin dalla fissazione degli obbiettivi nel piano industriale, nel 1950, fu chiaro alla dirigenza che il nuovo modello “Giulietta” sarebbe stato il più importante nella storia dell’Alfa Romeo, rappresentando il passaggio alla modernità industriale.

Questo processo fu però particolarmente articolato a causa della situazione patrimoniale in cui versava Alfa Romeo che fu costretta ad avviare una sottoscrizione pubblica di capitali, attraverso l’emissione di cartelle fondiarie dell’IRI, con l’impegno di mettere in vendita il nuovo modello entro il 1954. All’Alfa Romeo non erano certo i progettisti d’ingegno a scarseggiare, tuttavia risultava assente la figura di una valida guida tecnica, in grado di concertare il lavoro dei progettisti e industrializzare il prodotto. Tale incarico, era stato egregiamente ricoperto da Ugo Gobbato, purtroppo assassinato nel 1945 e come sostituto fu reclutato l’ingegnere austriaco Rudolf Hruska che aveva già seguito l’industrializzazione della “Maggiolino”, al fianco di Ferdinand Porsche. Il piano industriale fu avviato nel 1951, con la denominazione del progetto “Tipo 750”. La realizzazione del motore fu demandata al gruppo capeggiato da Giuseppe Busso, mentre il gruppo di Orazio Satta Puliga si occupava di studiare la restante parte meccanica e telaistica. Contemporaneamente il centro stile guidato da Giuseppe Scarnati tracciava la linea delle carrozzerie berlina e coupé, e la compagine di Hruska si occupava delle linee di produzione e montaggio. Al salone dell’automobile di Torino del 1955 l’Alfa Romeo presentò la Giulietta, l’automobile che doveva rappresentare la definitiva riscossa. E il successo in effetti arrivò. Da quel momento ne furono costruite quasi 132.000 nello Stabilimento del Portello a Milano meritandosi addirittura la copertina del numero 1 della rivista Quattroruote.

Mai prima d’ora si era vista una vettura tanto potente, ma anche parca nei consumi, con una frenata eccezionale e un grande bagagliaio, offerta a un prezzo così abbordabile.

La Giulietta “berlina” condivideva la meccanica della splendida e filante coupé Alfa Romeo Giulietta Sprint presentata al pubblico esattamente un anno prima nel 1954. Il motore della prima versione, un 4 cilindri di 1290cm3, erogava una potenza di 50 cavalli ed era dotato di un cambio al volante manuale a 4 marce. Nel 1957 venne presentata la versione più potente, denominata Giulietta TI (Turismo Internazionale) con lievi modifiche estetiche al cofano che perdeva la freccia stilizzata, alla ghiera dei fanali ed alle luci posteriori, più in alto ed incassate, e, soprattutto, dotata del motore da 65cv.

L’Alfa Romeo Giulietta Sprint, in seguito denominata Alfa Romeo Sprint, è una vettura sportiva prodotta dal 1954 al 1965 nonchè la versione coupé del modello “Giulietta”. Il motore della Sprint, grazie alla presenza di un rapporto di compressione più elevato rispetto alla berlina e ad un carburatore doppio corpo raggiunge i 65 cavalli e la vettura arriva così ai 160 km/h. Veniva venduta all’epoca solo in quattro colorazioni: rosso Alfa, blu tornado, bianco gardenia e azzurro Capri. La Giulietta berlina arrivò nella primavera del 1955, mentre in autunno, al Salone dell’automobile di Francoforte, vide la luce la Spider. Nel 1956, a ogni buon conto, alla normale Sprint venne affiancata la versione Veloce che si distingueva per parecchi alleggerimenti e per un incremento della potenza e delle prestazioni: con l’adozione di un’alimentazione a 2 carburatori Weber orizzontali a doppio corpo, il rapporto di compressione portato a 9:1 i cavalli salirono a 90 e la velocità a 180 km/h. Da un incidente occorso ai Leto di Priolo nel corso della Mille Miglia, dove distrussero la vettura in un’uscita di strada, con conseguente necessità di ricostruire completamente l’auto, nacque un altro mito automobilistico.

I fratelli Leto di Priolo si rivolsero per l’occasione al carrozziere Zagato per i lavori e l’atelier milanese riconsegnò loro la vettura con una carrozzeria solo leggermente più aerodinamica, ma molto più leggera come tipico dei canoni della carrozzeria Zagato.

Con questa vettura si aggiudicarono molte competizioni e fu così che quasi tutti i piloti andarono alla Zagato per ottenere vetture dalle stesse caratteristiche, facendo “rigenerare” le loro Sprint, quasi tutte diverse l’una dall’altra secondo l’esperienza man mano accumulata: queste vetture furono chiamate SVZ (Sprint Veloce Zagato). Questo specifico modello nasceva sul telaio a passo corto (2.250 mm), che nel 1959 venne usato anche dalla Spider, e lo stesso telaio fu fornito alla carrozzeria Zagato, che allestì un esemplare più tozzo, denominato Sprint Zagato meno aerodinamico della Giulietta SS ma più leggero di circa 100 kg e, assai importante per le competizioni, in quanto molto più maneggevole della “rivale” di Bertone.

Fu così che i piloti scelsero nella quasi totalità la SZ mentre la SS, leggermente modificata e dotata di paraurti anteriore, divenne una veloce granturismo di classe. Le più importanti innovazioni che vennero introdotte su questi due modelli furono il cambio a 5 marce di serie e i freni anteriori a tre ceppi autoavvolgenti, in grado di generare una coppia frenante assai maggiore di quella a disposizione delle Sprint Veloce. Il motore di queste due versioni venne potenziato (+10cv rispetto all’ultima Sprint Veloce) sino al notevole livello di 100 cv che portò la velocità raggiungibile a 200 km/h nel caso della SS e qualcosa in meno per la più leggera ma meno profilata SZ. Nel 1958 la Giulietta Sprint subì un importante aggiornamento quando venne adottato un diverso cambio con sincronizzatori Porsche in luogo di quelli Borg&Warner e fu modificata la mascherina anteriore con griglia metallica e fari più grandi. Anche la fanaleria posteriore aumentò le dimensioni ed inoltre fu applicata sulle fiancate un elegante gemma per le frecce laterali con una modanatura cromata: la potenza della Sprint, grazie all’aumento di compressione portato a 8:1, venne portata ad 80 CV e le prestazioni aumentarono consentendo una velocità massima di 165 km/h.

La produzione della Giulietta Sprint sembrò cessare nel 1962, quando ricevette il motore da 1,6 litri dell’ultima nata Alfa, la Giulia, e si trasformò in Giulia Sprint 1600: in questa versione nuovi erano il volante ed il cruscotto, dove i tre elementi circolari erano posti orizzontalmente davanti al guidatore.

Ma nel 1964, dopo la presentazione della Giulia Sprint GT (sempre disegnata dalla carrozzeria Bertone su disegno di Giorgetto Giugiaro) all’inizio solo con motore 1600, le scocche della Giulia Sprint (prodotte da Bertone) tornarono disponibili venne reinserita nel listino Alfa Romeo, sotto la definizione di 1300 Sprint, una versione con motore 1300 utile a venire incontro ai più giovani grazie ad una motorizzazione più “economicia” sotto il profilo fiscale. La Sprint 1300 (che è l’ultima Giulietta a venir commercializzata) sparì definitivamente dal listino nel novembre del 1966, quando evidentemente tutti gli esemplari prodotti furono venduti. Il nuovo corso dell’Alfa Romeo Giulietta riparte però nel 1977 e prosegue sino al 1985 presso lo stabilimento di Arese, Questa rinascita fu tutt’altro che semplice per il marchi italiano dato che la nuova Giulietta doveva sostituire un’autovettura molto amata, la Giulia, utilizzando una meccanica già esistente (quella della Alfetta), ed evitando di sovrapporsi commercialmente ad altri modelli in listino. Cn queste premesse nacque una berlina a 3 volumi dal disegno fortemente a cuneo, con frontale basso e coda alta e corta (fu definita “a sedere d’anatra”). Pianale, motori e meccanica erano gli stessi della Alfetta. Per evitare che i due modelli si cannibalizzassero a vicenda la Casa di Arese decise di dare alla Giulietta una connotazione più sportiva, lasciando all’Alfetta il ruolo di berlina elegante. Al momento del suo esordio la Giulietta (novembre 1977) era disponibile in sole due versioni, che differivano tra loro per la cilindrata del motore (4 cilindri bialbero) e per l’allestimento interno. Alla base si collocava la “1.3”, mossa da un motore di 1357cm3 da 95cv, mentre al top della gamma (anche per dotazioni) si collocava la “1.6”, con motore di 1570cc da 109cv. All’interno spiccava, moderna e funzionale, la plancia, mentre all’esterno si trovavano i caratteristici paraurti integrali in metallo verniciati di grigio scuro.

Nel 1979 la gamma si arricchì della versione “1.8” con motore di 1779cc da 122cv e dotazione superiore alla “1.6”. Nel 1980 arrivò la “2.0 Super”, dotata di motore 2 litri di 1962 cm3 da 130cv e caratterizzata da un allestimento speciale: verniciatura color visone metallizzato con strip oro, cerchi in lega, interni in velluto marrone con bordature beige.

Nel 1981 un restyling interessò molti dettagli del corpo vettura e degli interni. Le modifiche riguardavano i paraurti, la mascherina anteriore (ridisegnata), gli specchietti, l’eliminazione della fascia satinata posteriore, la plancia parzialmente ridisegnata e i rivestimenti interni. Comparvero anche, a seconda delle versioni, profili o fascioni laterali protettivi. La gamma denominata Nuova Giulietta L comprendeva le versioni “1.3” e “1.6”, con allestimento base (mascherina nera, borchie coprimozzo nere, trasparenti degli indicatori di direzione anteriori color arancio, profili laterali più sottili, interni meno accessoriati), la “1.8”, con allestimento più curato (mascherina argento, borchie coprimozzo argento, trasparenti degli indicatori di direzione anteriori bianchi, fari fendinebbia, fascioni laterali, interni più accessoriati), e la “2.0 Ti” 1982 (che differiva dalla “1.8” per la verniciatura in grigio metallizzato della carrozzeria, per i paraurti e fascioni di colore grigio, per i cerchi in lega, per il volante in pelle e per la dotazione ancora più ricca). Nessuna novità ci fu invece dal punto di vista motoristico. Nel 1983 le versioni con motori di 1600 e 1800cc adottarono un nuovo cambio con rapporti più lunghi. Contemporaneamente esordì la “Giulietta 2.0 Turbodiesel”, con motore turbocompresso a gasolio VM 2 litri 1995 cm3 da 82cv. Disponibile negli allestimenti base (come la “1.3”) e L (come la “1.8”). Sempre nel 1982 venne poi introdotta la “1.6 L”, con allestimento simile alla “1.8”. Alla fine del 1983 nacque la Giulietta “84”. Il restyling interessò i paraurti (ridisegnati), la mascherina anteriore, la coda (dove comparve una nuova fascia in plastica nera che inglobava i retronebbia) e gli interni. Dalla Gamma venne tolta la “1.3”, mentre la “2.0” divenne di normale serie. Nel 1984 la gamma venne completata dalla versione “2.0 Turbo Autodelta”, mossa da un 4 cilindri 2 litri turbocompresso da 1962 cm3 da 170cv e caratterizzata molto sportivamente (verniciatura nera metallizzata, paraurti grigi con spoiler, interni sportivi rossi, cerchi in lega). La Giulietta uscì di listino nel 1985, rimpiazzata dalla Alfa 75.

Dal 2010 il nome Alfa Romeo Giulietta è nuovamente tornato a far parte del “mondo” Alfa Romeo con un modello di automobile appartenente al segmento C prodotto nello stabilimento Fiat di Cassino (FR).

Inizialmente nota con il nome di fabbrica Progetto 940, la Giulietta era stata precedentemente denominata pubblicamente col nome di Milano. Tale nome è stato successivamente sostituito già sul finire del 2009, durante la pubblicazione delle foto ufficiali distribuite alla stampa. Tale cambio di nome venne indicato come una direttiva dell’ultimo minuto atta ad evitare eventuali attriti in un momento di chiusura dello storico stabilimento Alfa Romeo di Arese e del suo Centro Stile (con conseguente inglobamento presso il Centro Stile Fiat a Torino); inoltre si pensò di celebrare con il nome Giulietta l’auto che avrebbe avuto il compito di festeggiare il centenario del marchio Alfa Romeo, riproponendo un nome storico dell’automobilismo italiano. La presentazione avvenne al Salone dell’automobile di Ginevra nel marzo 2010. La Giulietta – disegnata dal Centro Stile Alfa Romeo, sotto la supervisione di Lorenzo Ramaciotti – riprendeva il nuovo canone stilistico avviato da Alfa Romeo con la 8C Competizione e proseguito con la MiTo. La Giulietta è oggi una berlina a due volumi (come la precedente 147, di cui è stata la naturale sostituta). Realizzata sul nuovo telaio di base denominato Compact con motore in posizione trasversale. Il 27 gennaio 2011 l’Euro NCAP ha premiato la Giulietta come una delle 5 auto più sicure del 2010 ed in particolare come vettura più sicura nella categoria Small Family. Bella, innovativa, veloce e sicura, queste sono le caratteristiche di questo nuovo modello che, tutt’oggi, allunga nel tempo una storia che sembra non aver davvero mai fine.