Il pilota astigiano, fresco di addio alle corse, racconta la sua incredibile carriera fitta di vittorie ottenute sempre con i colori Audi: 5 volte vincitore della 12 Ore di Sebring (2001, 2002, 2006, 2009 e 2012) 5 volte vincitore della Petit Le Mans (2000, 2002, 2006, 2007 2008), 3 volte vincitore della 24 Ore di Le Mans (2003, 2004 e 2008), 2 volte vincitore dell’American Le Mans Series (2006 e 2007) e 1 volta vincitore del Campionato italiano superturismo nel 1996. Un legame inossidabile oggi sviluppatosi nel suo ruolo di Concessionario e di “brand ambassador” del marchio tedesco.

MM: Dindo quanti anni hai corso per il marchio Audi e quando è iniziato il tuo rapporto professionale con loro?

DC: Il mio primo contratto come pilota ufficiale con Audi Sport Germania è stato firmato nel 1994 per disputare il Campionato Italiano Superturismo e in qualche gara del tedesco alla guida della Audi 80 Quattro. Di quel primo anno, purtroppo, ricordo molto bene una gara del campionato tedesco all’Avus perché in quello stesso week end morirono, ad Imola, Senna e Ratzenberger. Da quell’anno la mia carriera è sempre proseguita con Audi sino al mi ritiro.

MM: Hai vissuto l’epoca vittoriosa di Audi a Le Mans ottenendo ben tre vittorie assolute. Hai vissuto anche l’evoluzione tecnica delle vetture, dalla prima R8 sino all’ultima R18 E-tron. Quali sono stati, da pilota, i maggiori cambiamenti che hai vissuto?

DC: Penso di poter affermare di aver davvero vissuto tutta l’epopea di Audi a Le Mans con le vetture Sport Prototipo del marchio. Fui infatti il primo loro pilota, a Ferragosto del 1998, a guidare a Neustadt il primo prototipo della successiva R8. Successivamente il primo grosso step ci fu dal 1999 al 2000 quando, solo per fare un esempio, nel giro di lancio delle pre qualifiche a Le Mans battemmo il best lap fatto segnare in qualifica l’anno prima. Già nell’anno del nostro debutto ottenni comunque un secondo posto a Sebring, in equipaggio con Johansson e Alboreto, e conclusi quarto a Le Mans, malgrado un problema al paddle shift del cambio. Il secondo importante step avvenne nel 2005-2006 con il passaggio dal propulsore turbo benzina a quello turbo diesel. Guidare quel tipo di motore con la coppia mostruosa che aveva il V12 TDI è stata davvero un’esperienza incredibile. Il terzo e ultimo step è stato l’avvento dell’ibrido che ho però vissuto in modo un po’ controverso. Ero infatti già a ridosso della mia decisione di mollare l’attività LMP1 e la e-tron era una vettura molto diversa da tutte le precedenti in termini di guida. Avevo già un po’ la testa in “pensione” e dover riadattare e modificare così tanto il mio stile di guida alla nuova tecnologia ibrida non è stato un passaggio né facile né così gratificante. Ho vissuto comunque anche altri passaggi epocali come quello dalla vettura aperta (R15) a quella chiusa (R18) e dalla guida a sinistra alla guida a destra. Devo ammettere che ho quindi davvero vissuto un lungo periodo di evoluzioni tecnologiche che hanno arricchito moltissimo il mio know-how di pilota.

MM: Audi, come molti costruttori, utilizza proprio il know how motorsport per implementare e migliorare la sua produzione di serie.

DC: E’ verissimo. Audi ha sempre scelto Le Mans come palestra tipo per questo tipo di transfer tecnologico dalla pista alla strada. Oggi che guido e vendo vetture del marchio Audi “sento” nel prodotto di serie il DNA motorsport Audi e sono molto orgoglioso di aver contribuito, con il mio lavoro, a far sì che oggi i prodotti Audi siano davvero al Top. La recente nascita del “brand” Audi Sport è più che mai la certificazione di questo travaso tecnologico e la dimostrazione che le competizioni sono un assett fondamentale per il marchio di Ingolstadt. Ora da concessionario il mio obiettivo e trasferire al meglio questo concept ai clienti e ai prospect.

MM: Quale consideri la gara più bella della tua carriera?

DC: Ne ho tante per fortuna. Sicuramente tutte le Le Mans vinte ma forse ancora di più soprattutto  a la Le Mans  2007, dove abbiamo dominato prima di ritirarci quando avevamo ben 4 giri di vantaggio sui nostri compagni di squadra. La vittoria di Laguna Seca o della Petit Le Mans nel 2006-2007 vincendo, ad esempio,in volata con tre decimi di margine su Porsche sono altrettante gare che non dimenticherò mai. Le tre pole fatte a Le Mans sono invece più soddisfazioni personali così come la pole di Mosport nel 2008 che è, tutt’ora, la pole position ottenuta con la media oraria più alta (222 Km/h) per una vettura prototipo su quel circuito. Tra l’altro chi ha corso a Mosport sa perfettamente che si tratta di uno dei circuiti più pericolosi al mondo.

MM: In passato hai corso in Formula 3 contro molti piloti che poi hanno avuto l’opportunità di correre in F1, non hai rimpianti a riguardo?

DC: Non ho alcun rimpianto. Rimpiangere la F1 sarebbe offensivo per la gloriosa carriera che ho fatto in Audi. Indubbiamente all’epoca avevo dimostrato il mio valore pur disponendo di budget semi-zero. Forse se fossi salito sulla macchina giusta avrei potuto aspirare ad una carriera importante in monoposto migliore e più lunga ma, ad oggi, mi sento solo di ringraziare Prema e Ravarotto per il loro supporto. Non ho mai avuto invidia per i colleghi che sono andati in F1 ma semmai ammirazione per chi ce l’aveva fatta.

MM: In tutti questi anni avrai sicuramente avuto la possibilità di andare a correre per altri brand, cosa ti ha spinto a questa lunga fedeltà al marchio Audi?

DC: C’è stato un momento quando ero al TOP della carriera che giravano voci su un mio possibile cambio di casacca. Ricevetti addirittura una telefonata da parte di un pilota di un marchio avversario che mi disse di aver saputo che sarei stato un loro pilota la stagione successiva. In realtà non ho mai ricevuto offerte formali e comunque non avrei mai accettato, nemmeno a fronte di ingaggi molto importanti. Pensavo già all’epoca al mio futuro da concessionario Audi e non avrei mai cambiato il mio “datore di lavoro”.

MM: Chi è favorito quest’anno per il titolo nel WEC nella LMP1?

DC: Se guardiamo le prestazioni pure Porsche sicuramente la favorita ma Audi ha fatto, ancora una volta, un passo avanti notevole, soprattutto dal punto di vista aerodinamico, costruendo a mio avviso la miglior LMP1 di sempre. Toyota nel recente passato non aveva più investito in un prodotto che sapeva non avrebbe più utilizzato e oggi è davvero molto performante anche se mancando ancora di affidabilità. Se i giapponesi diventeranno anche affidabili a Le Mans saranno davvero un avversario tosto per tutti.

MM: Dindo, dicci la verità,  ti mancano le corse od oramai la tua testa è concentrata su altri progetti?

DC: Non mi mancano perché non ha mai fatto scelte importanti nella mia vita in momenti sbagliati. Nei decenni ho dato tutto e ricevuto tutto dalle corse. Quando con il Dott. Ulrich abbiamo deciso il mio ritiro ero pienamente preparato mentalmente. Da oggi in poi sarò sempre un fan del marchio e dei sui piloti perché questa “droga” non conosce mai cura.