MM: Paolo, come è iniziata questa stagione 2016 del CIR?

PA: Direi molto bene. Abbiamo vinto tutti e tre i rally sinora disputati e se non fosse stato per i nuovi regolamenti, avremmo oggi una leadership ancora più comoda rispetto agli avversari diretti. La nostra 208 T16, dal Targa Florio, ha ricevuto qualche aggiornamento sull’idroguida e sui radiatori ed entrambe queste nuove soluzioni sono state a noi utili a migliorare le nostre performance. Il campionat oè solo all’inizio ma chi ben incomincia…

MM: La Skoda R5 è sicuramente una vettura molto veloce e Scandola un pilota altrettanto veloce ed esperto, pensi che saranno ancora loro i rivali principali per il titolo 2016?

PA: Non penso che lui e Skoda saranno gli unici nostri rivali. Vedo molto bene Basso e la BRC e, nei rally su asfalto, penso che anche Perico, Campedelli e lo stesso Nucita ci potranno dare filo da torcere. Nei rally su terra sarà molto diverso. Scandola, ora più indietro in classifica di campionato, avrà la possibilità di partire in PS con le strade già “spazzate” da noi e questo per lui sarà sicuramente un grosso vantaggio. Tra l’altro oggi le PS nel CIR sono più corte e non c’è più la divisione in tappe, per cui l’ordine di partenza rimane sempre lo stesso e le possibilità di recuperare gap cronometrico molto minori. Ad ogni modo quello 2016 sarà un campionato probabilmente più aperto che in passato , proprio in virtù dei nuovi regolamenti.

MM: L’anno scorso avete partecipato alla gara di Mondiale di Sardegna del WRC2 concludendo in seconda piazza dopo essere stati primi per quasi tutto il rally. Quanto ti mancano le competizioni internazionali?

PA: Quell’esperienza è stata bellissima perché abbiamo mantenuto la leadership di gara per quasi tutto il rally, perdendo la vittoria proprio sul finale. Tra l’altro il nostro rivale diretto Protasov era alla guida di una vettura RRC, che di base è una WRC, mentre noi disponevamo di una “vera “ R5 come la 208 T16. In generale vorrei e avrei voluto anche quest’anno correre al di fuori del CIR, ma i programmi di Peugeot sono tutti incentrati sul territorio nazionale per cui va comunque bene così.

MM: Da molti anni sei legato al marchio Pirelli come loro collaudatore, quali novità ci sono in questa stagione dal punto di vista degli pneumatici?

PA: Non ci sono stati grossi cambiamenti. Nel 2015 Pirelli ha fatto un cambiamento importante passando dal 17% al 21% di apertura nel rapporto vuoto-pieno andando a modificare sensibilmente la performance dello pneumatico nelle varie condizioni. Adesso sono stati fatti solo piccoli aggiustamenti mantenendo le stesse identiche mescole del passato.

MM: Non sei di certo un ragazzino ma vai ancora forte e sei ancora motivato come uno che ha ancora tutto da dimostrare. Quale è il segreto di questo spirito?

PA: Sicuramente la passione per la guida e per i rally. Un fattore che, ad oggi, non è mai scemato. Il fatto di essere ancora molto competitivo e di avere alle spalle una Casa Ufficiale che crede in te sono sicuramente ulteriori elementi di motivazione e lusinga. In più, da quest’anno, c’è anche la voglia di lottare contro un regolamento fatto un po’ “versus” di noi. Per rimescolare le carte in tavola sono state fatte scelte regolamentari a mio avviso discutibili che puntano a penalizzare molto chi risultava come il “dominatore” del CIR. Andreucci e Peugeot sono però ancora “sul pezzo” e intendono lottare fino alla fine per dimostrare ancora una volta di meritare la vittoria assoluta, nel pieno rispetto degli avversari e delle loro qualità.

MM: Durante l’inverno i “rumors” ti davano in partenza da Peugeot ma poi sei rimasto fedele al “Leone”. Cosa ti lega a questo marchio e cosa pensi che abbia in più il marchio francese della concorrenza?

PA: Non c’era assolutamente niente di vero. Era previsto che io continuassi con Peugeot perché il programma da parte loro non è mai stato in discussione. Non ho mai valutato alternative.  Oltre alla certezza di far parte della squadra migliore sono anche molto legato umanamente al gruppo per cui, ad oggi, io sono e rimango felicemente un pilota del “Leone”. Rispetto agli altri Peugeot vanta una storia quasi unica nei rally e farne parte da molti anni mi rende molto orgoglioso.

MM: Cosa pensi della nuova regola del CIR che prevede Gara 1 e Gara 2 con doppi punteggio?

PA: Non ho gradito molto questo cambio. Non sembra fatto per migliorare la categoria ma, in alcuni casi, complica anche la comprensione del regolamento stesso da parte di chi osserva le gare dal di fuori. I cambiamenti volutamente sono stati ben circostanziati e volti a far sì che vi fosse più equilibrio in classifica creando, ad ho,c “disequilibri” in altri ambiti regolamentari.  Le gomme, ad esempio, nel 2016 sono sempre 12 per ciascun rally ma non sono vincolate  (6 nella prima tappa e 6 nella seconda) e si possono utilizzare quando si vuole. Penso che questi cambiamenti non abbiano fatto bene alla specialità in generale.

MM: Ti rivedremo anche quest’anno al via di una gara del WRC?

PA: Purtroppo no, come detto prima il programma prevede solo gare nazionali.

MM: Quanto sono pericolosi i rally moderni rispetto al passato e cosa si può ancora fare per migliorare la sicurezza di piloti e spettatori?

PA: L’evoluzione c’è sicuramente stata ed è stata netta. Era un’evoluzione assolutamente dovuta perché nei rally del passato c’era molto fascino ma c’erano anche molti più rischi. Dove non si è migliorato invece, a mio avviso, e su regolamenti tecnici oggi troppo restrittivi. Le auto oggi sono molto meno potenti di quello che potrebbero esserlo e i piloti si stanno livellando più del dovuto. Una volta esistevano i “preparatori” mentre oggi questo ruolo è praticamente scomparso. La nostra 208 T16 potrebbe tranquillamente avere 50 cavalli in più, avere un’estetica più “carica” e un sound migliore e questo porterebbe giovamento all’intero show. La seconda cosa in cui l’evoluzione non è stata così efficace è l’eccessivo frazionamento de campionati: troppi campioni in troppe categorie. Si è voluto accontentare un po’ tutti invece di premiare i veramente meritevoli. Dal punto di vista della sicurezza passiva le vetture oggi sono molto più sicure ma si può ancora lavorare molto, soprattutto sulla sicurezza dei tracciati delle PS.

MM: Domenica scorsa alla Targa Florio Nucita è stata davvero molto bravo vincendo Gara 2. E’ davvero lui il miglior talento italiano in circolazione?

PA: Come istruttore, insieme ad Anna (Andreussi, ndr), della Scuola Federale ACI Sport ho il compito di valutare i piloti che ci vengono sottoposti dalla Federazione. Purtroppo non li possiamo far crescere ma solo valutare in quel contesto per mancanza di tempo. Il lavoro, invece, del Team ACI Italia è diverso, su di un altro piano e con altri obiettivi. Riguardo Nucita direi che va valutato per quello che ha fatto anche in passato e non solo per il risultato alla Targa Florio 2016. E’ sicuramente un pilota che ha i “numeri” per far bene, come altri che ci sono in circolazione. Le gare rispetto una volta vanno però “lette” maggiormente e su questa base capire realmente il potenziale di un pilota nelle varie condizioni in cu si è espresso. Il lavoro degli ultimi due anni della Federazione sta iniziando a dare i suoi frutti rispetto al passato ma penso che ci vorrà ancora un po’ di tempo per vedere qualche giovane davvero pronto per il grande salto.