La Volkswagen Golf è diventata negli anni il simbolo delle vetture del segmento C ed è oggi arrivata alla sua sesta edizione dal suo primo debutto avvenuto nel 1974. In questo quasi quarantennio di “carriera” la Golf è diventata un vero e proprio simbolo dell’automobilismo internazionale e l’icona del marchio VW. Prodotta in decine di milioni di esemplari sinora la VW Golf è stata per più di dieci anni consecutivi la autovettura più venduta d’Europa alternandosi poi, in questo prestigioso ruolo, con altre icone come Fiat Punto, Ford Focus, Opel Astra e Renault Mégane.

Andiamo dunque a vedere nel dettaglio la lunga storia di questo glorioso modello. Prima serie 1974-1983 Prodotta dal 1974 al 1983, la prima serie della Golf venne denominata “Rabbit” in Nordamerica e “Caribe” in America Latina. Nel 1983 gli impianti produttivi della “Golf” prima serie furono trasferiti negli stabilimenti sudafricani della VW, dove il modello è tuttora prodotto con il nome di “Citi Golf”. In quegli anni il gruppo Volkswagen attraversò la più grave crisi della sua storia a causa di alcuni modelli sbagliati e della crisi della sua consociata NSU. Quando tutto sembrava perduto in VW decisero di giocarsi l’ultima carta tentando di rimpiazzare il mito del primo dopoguerra, la Volkswagen Maggiolino, con un modello che cambiava totalmente le linee (affidandosi all’estro stilistico di Giorgetto Giugiaro) e la trazione che passava da posteriore alla meno costosa trazione anteriore.

Dopo la presentazione delle prime versioni base nel 1976 venne presentato il primo modello sportivo destinato a fare storia, la Golf GTI per poi, nel 1979, presentare la prima versione cabriolet. Nel corso dei suoi primi anni di vita (1977) fu presentata anche una versione a tre volumi (con modifiche al frontale), chiamata Jetta, che riscosse un successo negli USA, fino a superare in vendite la stessa Golf.

La Golf Diesel esordì con motore di 1471 cm3 e potenza di 50 CV per poi, successivamente, passare a 1.588 cm3 con potenza di 54 CV. La Golf GTI 1° serie ebbe una versione particolare del 1.600 cm3 16 valvole che sviluppava 136 CV e si chiamava Golf GTI Oettinger. La Golf prima serie aveva due tipi di cambi a cinque marce: il primo aveva una quinta marcia surmoltiplicata per risparmiare carburante ed era montato sui motori 1.5 e 1.6 Diesel mentre il secondo aveva la quinta in presa diretta, in modo da avere una quarta più corta e migliorare la ripresa ed era montato sulla GTI. Dal 1979 la GTI venne messa in vendita anche in versione a 5 porte. Seconda serie (1983-1992) La Volkswagen Golf II, ovvero la Golf seconda serie, disegnata da Herbert Schafer, venne immessa sul mercato a partire dall’agosto del 1983.

La prima versione della Golf II nasceva, come la precedente, con motore anteriore trasversale a quattro cilindri in linea, trazione anteriore, cambio anteriore trasversale a quattro marce. La grande novità fu che con la seconda serie fu reso disponibile il modello denominato Syncro, ossia la versione a quattro ruote motrici. La vettura era disponibile in versione tre o cinque porte. La prima versione della Golf II era riconoscibile dai paraurti “sottili”, dai deflettori fissi delle portiere anteriori, dagli specchietti anteriori uguali a quelli del Golf e dalla scritta Volkswagen sulla parte sinistra della coda.

Nel 1984 fece il suo ritorno, con la seconda serie, la Golf GTI (con motore 1.8 8 valvole) disponibile anche nella versione catalizzata. Nel 1985 la GTI subì un lieve restyling: venne dotata della mascherina con doppio faro e con il terminale di scarico a doppia canna. Nel 1986 venne introdotto il motore 16 valvole twin cam, con sistema d’iniezione Bosch K-Jetronic con iniettore meccanico. Le motorizzazioni disponibili erano le seguenti: quattro propulsori a carburatore (da 1.050 cc a 1.800 cc), quattro propulsori ad iniezione meccanica (da 1.300 cc a 1.800 cc) e due motori diesel (1.600 cc).

A partire dal Novembre del 1987, la Golf GTI 8v venne equipaggiata con il sistema di iniezione completamente elettronico Bosch Digifant (al posto della K-Jetronic che invece continuò ad essere utilizzata sulla versione 16v).

Nel periodo della VW Golf II Serie vi fu poi la grande novità del lancio, nel Gennaio 1990, di un modello del tutto inedito: la Golf Country equipaggiata con il motore 1800 a iniezione da 66 kW/90 CV e dotata di trazione integrale Syncro, assetto rialzato, piastra paracolpi sotto al motore, mascherina paracolpi anteriore con fari di profondità e fendinebbia, ruota di scorta esterna sistemata sul portellone posteriore.

Terza serie (1991-1997) Il 1991 vide il debutto europeo della terza serie della Golf, accolto con un immediato successo di pubblico e di critica, al punto da riuscire a guadagnare l’ambito premio di Auto dell’anno nel 1992. L’estetica venne nuovamente aggiornata ai canoni dell’epoca, con una modifica evidente nel frontale, molto più arrotondato e fornito non più di un semplice faro rotondo, ma di una coppia di fari racchiusi in un guscio oblungo. Venne iniziata anche la produzione della versione station wagon, denominata, come da tradizione, Variant. La Golf 3ª serie venne prodotta anche con motore 1.9 diesel da 64 CV (nello speciale allestimento Ecomatic) e questa versione fu una delle prime vetture a impiegare il sistema start e stop. Sempre per quanto riguarda i propulsori a gasolio, su questa serie esordirono i motori 1.9 TDI, in una versione chiamata appunto GT TDI, da 90 CV e 110 CV , abbinati agli allestimenti GT e GT Special. Al top di gamma c’era la Golf VR6, dotata del motore da 2.800 cm3 e 174 CV, che fu prodotta anche in versione synchro con cilindrata da 2.900 cm3, 4WD e 190 CV.

Quarta serie (1997-2004) Si tratta di un modello completamente nuovo tecnologicamente ma non lo si può definire innovativo sotto il profilo estetico dato che vengono ripresi infatti in buona parte i tratti della fortunata serie precedente. Scompaiono però la scalfitura laterale e gli indicatori di direzione anteriori integrati nel paraurti, elementi che fino ad allora avevano caratterizzato il popolare modello della casa di Wolfsburg. Nella versione Cabriolet il frontale e le parti laterali, portiere comprese, erano riprese dalla versione normale della quarta serie, mentre la parte posteriore conservava inalterate le stesse forme estetiche della Cabriolet di terza serie. Questa serie, proposta inizialmente nelle motorizzazioni di 1.4, 1.6, 1.8, 1.8 Turbo (GTI) e 2.3 V6 a benzina e 1.9 TDI per quanto riguarda il diesel, vedrà ottimi risultati commerciali, dovuti in gran parte al successo dei motori TDI.

È infatti con questa serie che la Golf perde gran parte dello smalto della sportività in quanto il modello GTI monta una versione da 1.8 litri a benzina dotato di turbocompressore in grado di erogare 150 CV (già presente su molti altri modelli del gruppo VW) e quindi non sviluppato ad hoc per la vettura.

Le motorizzazioni verranno aggiornate nel corso degli anni: per quanto riguarda i benzina, nel 1999 verrà introdotto il 2.0 da 115 CV e il 2.8 da 204 CV, il 1.6 passerà da 101 CV a 102 CV e quindi a 105 16v, per poi essere sostituito dal 1.6 FSI da 115 CV, mentre il 1.8T riceverà un aumento di 30 CV passando a 180 CV. Anche il 2.3 sarà potenziato a 170 CV dai 150 originari, ma la versione più potente mai commercializzata della Golf rimane la Golf R32, che monta un motore 3.2 V6 a trazione integrale con sistema Haldex a gestione elettronica, da ben 241 CV. Ma le evoluzioni più importanti avverranno tra le motorizzazioni diesel, in assoluto le preferite per questo modello: il 1.9 subisce diversi incrementi di potenza e dagli iniziali due livelli disponibili (il 90 e il 110 CV) si passerà, grazie all’adozione della pompa-iniettore in luogo della pompa rotativa, al 115 (portato poi a 130) ed infine al 150 CV.

Quinta serie (2003-2008) La quinta serie della Golf condivideva (quasi) tutti i suoi motori con la cugina Audi A3. La Golf V era disponibile anche con la trazione integrale 4motion. Nel maggio 2007 era stata presentata la versione Variant, che differiva dalla berlina solo per le dimensioni più imponenti oltre che ovviamente per la linea della coda da station wagon. Su questa serie esordirono le versioni Bluemotion (a impatto ambientale ridotto), abbinate al 1.9TDI da 105 CV, e i propulsori 1.4 TSI Twincharged (Turbina + Compressore volumetrico) da 140 e 170 CV e ritornarono anche versioni storiche come la Golf GT, la Golf GTD e la Golf GTI Pirelli, mentre al top di gamma si trovava sempre la Golf R32, abbinata al 3.2 V6 da 250 CV e disponibile, per la prima volta, nella variante a 5 porte. Dopo un primo anno in cui vendite e consegne furono un po’ sotto le previsioni, la casa tedesca corse ai ripari, riposizionando il prezzo e proponendo prima una vera variante monovolume, la Golf Plus, più alta di undici centimetri rispetto alla Golf normale e poi una vettura coupé cabriolet sempre derivata dalla Golf, la Eos. La vera innovazione fu però l’introduzione di sospensioni posteriori multilink a quattro bracci che divennero standard per tutte le versioni in sostituzione del sistema interconnesso per le versioni a trazione anteriore e della soluzione a ruote indipendenti per le versioni a quattro ruote motrici.

Sesta serie (dal 2008) La sesta serie di Volkswagen Golf, commercializzata come nuovo modello ma di fatto un restyling del modello del 2003, viene presentata al Salone dell’Auto di Parigi nell’ottobre del 2008 per entrare in produzione a partire dal dicembre dello stesso anno. Questa serie si presenta come un aggiornamento e miglioramento della serie precedente e ne riprende lo stesso telaio di base nonché gran parte dei componenti, oltre ad inserire importanti novità quali i motori common rail (pur continuando ad utilizzare la sigla TDI) ed alcuni nuovi dispositivi elettronici sia per la sicurezza sia per quanto riguarda l’assetto.

Il design è opera della supervisione di Walter De Silva e Flavio Manzoni, responsabili dello styling del marchio Volkswagen mentre l’intera autovettura è stata progettata da Klaus Bischoff e Marc Lichte. Il frontale presenta la classica calandra VW raccordata con i fanali mentre la coda porta al debutto nuovi gruppi ottici rettangolari disponibili anche con tecnologia a LED. La Golf VI, raggiunge le ormai obbligatorie “5 stelle” nei crash test dell’Euro NCAP ed è dotata di ESP e di sette airbag (compreso quello per le ginocchia del conducente).

In Italia viene commercializzata nelle versioni 3 e 5 porte, Variant e Plus. La Golf 6 viene venduta con diverse motorizzazioni: benzina da 1,4 litri aspirato ad iniezione elettronica da 80 cavalli, 1.4 TSI con turbocompressore ed iniezione elettronica sedici valvole da 122 cavalli e la versione 1.2 TSI da 105 CV oltre al 1,6 litri aspirato BiFuel ad iniezione elettronica con distribuzione ad otto valvole da 102 cavalli. In seguito la gamma si è estesa con l’arrivo del 2,0 litri TSI monoturbo da 210 cavalli per la Golf GTI e la versione più potente con turbocompressore maggiorato e trazione integrale Haldex 4Motion da 270 cavalli riservato alla Golf R. I motori diesel abbandonano l’iniettore pompa per passare all’iniezione common rail, la gamma si compone dei quattro cilindri TDI 2.0 da 140 e per la GTD da 170 cavalli con filtro antiparticolato di serie e il 1.6 TDI da 105 cavalli). Inoltre è disponibile anche la versione speciale Golf BlueMotion con emissioni di anidride carbonica contenute (99g/km) e consumi ridotti.

Settima serie (dal 2012) La settima serie di Volkswagen Golf viene presentata al pubblico il 4 settembre 2012 e commercializzata a partire dalla fine del 2012. Il design dell’autovettura viene affidato a Walter De Silva e riprende quello della più piccola Polo e prosegue il percorso stilistico voluto da De Silva e Flavio Manzoni. L’auto viene realizzata sulla nuova piattaforma MQB, che viene utilizzata anche per altre auto del gruppo come l’Audi A3 terza serie. La linea pur mantenendo i tratti del modello precedente (montante posteriore massiccio, lunotto quasi verticale, padiglione poco rastremato e un profilo estetico generale più orientato alla volumetria interna che alla sportività) si caratterizza per le linee più spigolose e proporzioni leggermente più slanciate. Proporzioni date anche dalle dimensioni: (lunghezza 426 cm, larghezza 180 cm, altezza 145 cm). L’interno mantiene la sobrietà del modello precedente ma è caratterizzato da una plancia orientata verso il guidatore. La vettura viene commercializzata sia in versione a 3 che a 5 porte. L’auto inoltre è stata sottoposta al test euro NCAP totalizzando 5 stelle di valutazione. Il reparto sospensivo per le motorizzazioni da 120 CV compresi in su adotta la stessa geometria utilizzata nella serie precedente ma ulteriormente affinata e prevede un avantreno di tipo MacPherson ed al retrotreno uno schema multilink a tre bracci e mezzo (3+1), per le motorizzazioni meno potenti invece il retrotreno adotta uno schema più semplice e meno raffinato ossia un ponte torcente il quale però pesa circa 11 kg in meno a beneficio dei consumi.

Le versioni GTI, GTD, R e allestimento “sport edition” possiedono lo sterzo adattivo, cioè varia taratura e consistenza in base alla velocità, diventando più morbido alle basse velocità o quando si fa manovra e più duro alle alte andature o quando esso viene sollecitato rapidamente.

Le motorizzazioni al debutto sono 4: due a benzina, 1.2 da 105 CV e 1.4 da 122 CV o 140 CV, e due turbodiesel common-rail, 1.6 da 105 CV e 2.0 da 150 CV. Sono disponibili due tipi di cambi: manuale a 5 o 6 marce e automatico a doppia frizione DSG (Direct-Shift Gearbox) a 6 o 7 marce. La versione GTI è disponibile su due livelli di potenza, la “normale” GTI da 220 CV oppure la GTI performance da 230 CV. con il motore 2.0 TSI della GTI, però portato a 300 CV. Di serie c’è la trazione integrale 4Motion con frizione Haldex. Essa consiste in una frizione multidisco a controllo elettronico. Nel gestire le 4 ruote motrici, la frizione distribuisce la coppia e la potenza in modo diverso tra i due assi anteriori e posteriori in base alle condizioni di aderenza. La distribuzione della potenza viene effettuata in modo continuativo attraverso una centralina che valuta vari parametri tra cui l’erogazione della coppia, lo slittamento e la rotazione delle ruote e l’agilità e imbardata complessiva della vettura. Da inizio 2013, oltre alle classiche versioni a trazione anteriore, vi è la possibilità acquistare modelli dotati di trazione integrale “on demand” 4Motion di ultima generazione, nelle versioni Comfortline o Highline abbinati ai motori diesel 1.6 TDI e 2.0 TDI (con il solo cambio manuale 6 marce) e benzina 2.0 TSI.

Dopo circa 2 anni dal debutto, il 1.6 TDI da 105 CV viene portato a 110 CV e a 260 Nm di coppia. Esiste anche un 1.6 TDI da 90 CV, sempre a 5 marce, con 230 Nm di coppia. Si possono avere anche le versioni ” TDI Bluemotion” e “TSI Bluemotion”. La prima consente di avere il 1.6 TDI da 110 CV in combinazione con il cambio manuale a 6 marce (in versione normale il 1.6 ne ha 5); La seconda permette di avere un 1.0 TSI da 125 CV in combinazione con il cambio manuale a 6 marce oppure un DSG a 7. Queste due versioni hanno una maschera anteriore modificata, per aumentare l’aerodinamica. A partire da giugno 2014 è disponibile anche la motorizzazione a metano (TGI), un 1.4 da 110 CV in grado di erogare 200 Nm di coppia massima ed un’accelerazione da 0-100 in 10.5 secondi. Disponibile con cambio manuale a 6 rapporti o DSG a doppia frizione a 7 rapporti la Golf TGI ha una capienza di 15 Kg di metano e un serbatoio di benzina da 50 litri, garantendo così un’autonomia totale di 1250 Km.

Da circa metà 2015 viene tolto dal listino la GTI col motore 2.0 TSI da 220 CV e si può acquistare solamente la versione da 230 CV in allestimento GTI performance.  Denominata R400 Concept, dotata di un nuovo body kit sportivo e interni con sedili a guscio sportivi dotati di supporto laterale per la testa e il passaggio per le cinture di sicurezza da gara. Il propulsore era stato elaborato ed abbinato ad un nuovo cambio DSG a doppia frizione che permetteva un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi, con velocità massima di 280 km/h. Dal 2015 è poi disponibile anche la versione ibrida 1.4 cc GTE da ben 204 cavalli!!  Questa dunque la storia, lunga quasi quarantenni, di un’auto che ha segnato la storia dei mercati internazionali e che sembra avere ancora una lunga vita davanti a se.